Una telefonata.

Questa storia ha inizio una mattina di un giorno qualsiasi di inizio marzo. Quella mattina pioveva e io ero arrivato tardi in officina. Uno dei miei compagni di lavoro mi riferisce di una telefonata di un tizio che chiedeva informazioni e una valutazione su una vecchia Moto Guzzi in suo possesso. Non aveva lasciato molti dettagli, se non che questa Moto Guzzi era molto vecchia. Sulle prime non gli diedi troppa attenzione; chiesi solo se quella persona al telefono aveva specificato se si trattava di un motore monocilindrico o di una bicilindrica.

Ed era una monocilindrica.

In Spagna generalmente, quando si fa riferimento a Moto Guzzi vecchie e monocilindriche, nella quasi totalità dei casi si tratta di Guzzini 65 e 98 (oppure Cardellini), prodotti in massa con licenza dalla casa di Mandello a Barcellona durante il regime di Franco dal 1948 al 1972, e nulla di più.

All’ora del caffè dopo la pausa pranzo, il compagno si ricorda un piccolo dettaglio che si era dimenticato di riferirmi.

Ricordo le sue parole: “ah, el tio de la vieja Guzzi dijo que lleva sidecar”. Un carrozzino?!? Non è possibile… in Spagna una monocilindrica con carrozzino diventa una faccenda interessante! “Dov’è il numero di telefono del tizio?”

Lo chiamai quello stesso pomeriggio, senza successo. Il giorno dopo riprovai, con identico risultato. Si rifece vivo solo dopo tre giorni, dandomi tutti i dettagli della situazione di quella Moto Guzzi.

L’avvocato.

Il personaggio era un avvocato; non sapeva nulla di moto, aveva bisogno di una perizia tecnica e una valutazione di una Moto Guzzi che aveva intenzione di vendere. Gli chiesi di mandarmi alcune foto e dopo pochi minuti mi apparve sullo schermo un ammasso di ruggine e fango, dove a malapena si intravede una Guzzi 250 o 500 monocilindrica con carrozzino, una rarità nella rarità. Richiamai l’avvocato con l’idea di incontrarci e andare a vedere di persona il cimelio. Nel frattempo mi chiarì che lui non era il proprietario della moto: stava curando la vendita dei beni di una tenuta nelle vicinanze di Toledo. Ci accordammo per vederci sul posto la settimana seguente.

Guerra civile.

La zona attorno a Madrid e Toledo è sotto assedio da parte delle truppe militari golpiste di Francisco Franco e di Emilio Mola nella guerra civile spagnola. A difenderla, il fronte popolare dei Repubblichini, composto non solo da spagnoli ma anche dalle Brigate Internazionali, volontari giunti da diversi paesi europei (tra cui molti italiani) in difesa della repubblica spagnola. Attorno a queste due città i fronti caldi saranno molteplici, tra Guadalajara, Brunete, Jarama e l’Alcazar di Toledo. Il fiume Tago è uno dei grandi fronti di difesa, tra il 1936 e il 1939. Ebbene, è sulle rive di quel fiume che si trova la tenuta.

La grotta.

Quando arrivammo sul posto l’avvocato mi presentò al proprietario e insieme  andammo fino all’entrata di quello che restava di un’antica grotta scavata dagli arabi quasi in riva al fiume (gli arabi avevano dominato e abitato questa zona per più di 5 secoli). In fondo riconobbi l’ammasso di ruggine della Guzzi, ancora mezza sotterrata nel fango. Mi dissero che la grotta era stata chiusa con dinamite dai miliziani della repubblica appena prima dell’assalto finale dei militari comandati dal Generalissimo, con all’interno munizioni, viveri, materiale da guerra, due automobili Ford T e la Guzzi. La tenuta sarebbe poi passata di proprietà a un alto dirigente del partito franchista che alla fine degli anni ‘40 sarebbe diventato ministro dell’agricoltura del regime. Nel 1955 il padre dell’attuale proprietario comprò la tenuta al ministro. La grotta rimase chiusa con solo un buco di accesso, dove in quegli anni entravano a giocare i bambini.

Ruggine.

Così rimase fino all’inverno del 2016, quando una scavatrice finalmente aprì l’entrata  alla grotta del tesoro. Lì giaceva dopo 80 anni conservata nella più completa oscurità una Moto Guzzi GT16 con il suo carrozzino, infangata, arrugginita dall’umidità e ammaccata dalle pietre cadute dalla volta della grotta.

L’effetto della corrosione e della polvere crea una suggestione unica. Sembra di essere in un ambiente subacqueo; in altri frangenti la moto appare quasi ‘solarizzata’ e le immagini fermano un istante temporale per sempre.

Non sappiamo chi la portò in Spagna: la vernice originale rossa e alcuni dettagli indicano che non era un veicolo militare. Potrebbe essere stata requisita a un cittadino che all’epoca poteva permettersi una moto, oppure essere stata portata dall’Italia dalle Brigate Internazionali Antifasciste che parteciparono alla guerra civile combattendo con i miliziani della Repubblica, o addirittura essere stato un veicolo usato da alcuni diplomatici italiani prima della guerra. Questa sarà la prossima storia da scoprire…