Il tempo è un parametro che il più delle volte acquista il volto di un tiranno spietato, in grado di far sparire nell’obsolescenza o – ancor peggio – di svelare i fatui inganni di schiere di motociclette. Ma non per tutte.

Le Magni motorizzate Moto Guzzi possiedono un fascino senza tempo, o ancor meglio potremmo dire che si avvantaggiano dell’effetto benevolo che il tempo applica su di loro,

accrescendone continuamente l’attrattiva, senza mai farle sembrare vecchie. Quel fascino ha stregato in particolar modo i motociclisti del sol levante, a tal punto che l’atelier di Cascina Costa ha talvolta coniato qualcosa appositamente per loro. E qualcuno che non abita a molta distanza da quella magica officina, in quel fascino ci è rimasto invischiato.

Gianni è un motociclista che ha ereditato la passione per la Moto Guzzi dal padre. Era festa il sabato mattina quando arrivava con il suo Zigolo, poi sostituito da un meno felice 400GTS che ereditò e dal quale fu piantato in asso in un rientro in caserma durante il servizio militare. Con il crescere, oltre alla Guzzi (e non a causa del 400GTS) arriva anche la passione per le Bimota per le quali brucia una liquidazione e almeno un paio di YB9 e DB5 passano per le sue mani, oltre all’avvicendarsi di un paio di BMW e – naturalmente – altre Moto Guzzi.

Si potrebbe supporre che si debba conseguentemente affrontare anche un’escalation di cilindrate e cavalli, ma non è esattamente così.

Gianni è uno che ha conosciuto l’epoca d’oro di Cartagena, quella di metà anni duemila. Ha fatto parte di quel cocciuto testardo manipolo di guzzisti convinti di potersi divertire anche con un Guzzi serie piccola, semplicemente portato alla massima cilindrata possibile, cioè 750.

A ragione.

Non v’è dubbio che una Moto Guzzi 750 derivata dalle varie Imola o V65 non abbia alcuna chance in classifica generale contro le Open, e molto poche anche contro le 750 Ducati (difatti godettero di una classifica dedicata): troppo il divario di potenza e troppo pochi i cavalli ricavabili dalle camere Heron di quelle teste. Ma in quanto a divertimento, a facilità di guida, ad agilità nei circuiti tortuosi hanno abbondantemente dimostrato di avere il loro perché (e oggi la Moto Guzzi ci fa addirittura un campionato dedicato). Per non parlare dell’altro innegabile vantaggio rispetto ai bolidi da 1000 e oltre: il contenimento dei costi .

Gianni ricorda bene che gran goduria è stato il buttarsi nell’arena con il V75, cosa peraltro fatta avendo come compagna di guida la moglie Sonia, anch’essa da sempre motociclista, e più avanti, all’avvicinarsi del campionato Italiano Endurance (che nacque proprio grazie all’eco delle gare di Cartagena) si è alternato con Gianfranco Agueci, altro testardo fedelissimo al serie piccola, al pari dei fratelli Licini, di Paolino Stagi e Massimo Mantovani e del Gallobilly team Marco Del Bello e Stefano Luciani di cui ricordo la loro curatissima V75 del 2006.

Joyside Magni Sfida 400

Non v’è dubbio che una Moto Guzzi 750 derivata dalle varie Imola o V65 non abbia alcuna chance in classifica generale contro le Open, e molto poche anche contro le 750 Ducati (difatti godettero di una classifica dedicata): troppo il divario di potenza e troppo pochi i cavalli ricavabili dalle camere Heron di quelle teste. Ma in quanto a divertimento, a facilità di guida, ad agilità nei circuiti tortuosi hanno abbondantemente dimostrato di avere il loro perché (e oggi la Moto Guzzi ci fa addirittura un campionato dedicato). Per non parlare dell’altro innegabile vantaggio rispetto ai bolidi da 1000 e oltre: il contenimento dei costi .

Gianni ricorda bene che gran goduria è stato il buttarsi nell’arena con il V75, cosa peraltro fatta avendo come compagna di guida la moglie Sonia, anch’essa da sempre motociclista, e più avanti, all’avvicinarsi del campionato Italiano Endurance (che nacque proprio grazie all’eco delle gare di Cartagena) si è alternato con Gianfranco Agueci, altro testardo fedelissimo al serie piccola, al pari dei fratelli Licini, di Paolino Stagi e Massimo Mantovani e del Gallobilly team Marco Del Bello e Stefano Luciani di cui ricordo la loro curatissima V75 del 2006.

A quel punto diviene quasi facile prevedere un magico incontro tra questo piacere innato e la crescita verso qualcosa di affascinante e senza tempo come una Magni. Ma non una qualsiasi: una Sfida 400.

Era da tempo che ci stava girando intorno. Dapprima la folgorazione nel 1997 con la prima visita a Cascina Costa, poi la scoperta di questo modello strano, nato solo per il mercato giapponese e per i loro limiti fiscali (Fino ai 400cc è più facile prendere la patente e meno onerosa una motocicletta). Finché recupera un Nevada incidentato da Genova e il prezioso telaio (il numero 102, il secondo realizzato) con relative sovrastrutture da Giovanni Magni, ed eccola qui.

Pur con i limiti di una messa a punto ancora approssimativa e la mancanza di molte finiture, è impossibile non restare stregati da questo piccolo gioiello. Dalla bellezza di questo serbatoio in alluminio dalle dimensioni importanti ma che nella vista laterale si trucca da snello. Ci sono linee che appartengono al DNA di Magni da sempre; forse la caratteristica più riconoscibile è l’andamento della semicarena.

O forse il codino che visto da dietro ti pare di vederci anche Mino in sella,

per non parlare poi della curva degli scarichi, anch’essi a ricordare le MV da competizione. È un insieme di raro fascino, che funziona da diversi decenni, sempre e probabilmente anche per i prossimi. Forse mai una meccanica Guzzi serie piccola è stata così di classe.

Gianni ha completato l’opera con una coppia di ruote V7 e la strumentazione di una Breva 750, rapidamente. Va tenuto conto che lo scopo non è il piazzarla in salotto ma farla correre in pista, sempre per quella testardaggine di cui parlavamo prima. L’idea era farla debuttare al Trofeo Guzzi di quest’anno, poi gli eventi hanno inevitabilmente preso il sopravvento, ma è tutto solo rimandato.

Intanto l’unico che ha avuto modo di collaudarla, come da promessa, è stato Massimo Mantovani, in pista a Castelletto di Branduzzo, appena prima del lockdown. Un piccolo guasto ha impedito a Gianni di proseguire personalmente il test.

Sempre che non si faccia troppo prendere la mano dalle gare della Monferraglia per le quali ha un Ciao appositamente preparato.

Perché una volta che comprendi che l’importante è divertirsi poi non torni indietro, anzi, ci dai dentro.

Ma se per ora i cordoli delle gare per questa piccola Magni sono ancora un sogno, ricordiamoci che per questi cocciuti testardi è solo questione di tempo.