L’indomani l’idea è di affrontare i col d’Izoard e du Vars, scendere a Barcelonnette e tornare via Lago di Serre Poncon verificando il tempo di percorrenza da Barcelonnette, per capire come affrontare i passi più a sud.

Al momento di spostare la moto avverto qualcosa che non va. La sella si muove in maniera strana. Controllo bene e mi accorgo che il portapacchi ha ceduto: per la precisione si sono dissaldate le due appendici d’attacco all’estremità posteriore del telaio.

Uhm… i sospetti vertono immediatamente (ed apparentemente) sul mostruoso carico al posteriore. Sapendo di fare base perlopiù fissa la notte a Briançon e addomesticando le esigenze on the road con la già preannunciata necessità di un po’ di relax e comfort, ho caricato non solo la tenda grande a 4 posti, ma anche il materassino matrimoniale anni ’80 rossoblù in tela bella spessa, più due vistose sedie pieghevoli a creare un insieme posteriore da far inorridire i veri traveller… ma penso anche al valico in fuoristrada affrontato due mesi prima tra Friuli e Austria con gli amici dei Navigatori di Terra, affrontato – tra l’altro – senza ricordarmi di allentare gli ammortizzatori… e infine, dopotutto, dopo 35 anni di onorata carriera, un qualche piccolo cedimento strutturale a questo incrociatore di orizzonti lo possiamo anche perdonare. La ‘fortuna’ nella sfortuna è che comunque tendono a restare in posizione, per cui possiamo montare in sella a cercare chi possa saldarle.

C’è un lieve dettaglio: è la vigilia di ferragosto.

Un primo meccanico di moto ci rimbalza, sostenendo di non essere in grado di saldare tubi cromati; cerchiamo in zona industriale ma le officine sono chiuse; un meccanico di auto ci mette una pezza momentanea legando con filo di ferro il portapacchi ai telaietti portaborse per cercare di mantenerlo nella corretta posizione. Passato ferragosto speriamo di trovare un’officina aperta; nel caso non si possa effettuare la saldatura mi viene in mente un’altra soluzione ma servono tubi metallici. Non potendo fare altro partiamo con moderata cautela per il nostro piano odierno.

L'incantevole panorama del valico dell'Izoard

Saliamo verso un’altro colle caro ai ciclisti, l’Izoard. Una salita repentina, vuoi per la vicinanza con Briançon, vuoi per la pendenza, che sull’altro versante sarà ancora più accentuata. Sin poco dopo l’imbocco si raggiunge un piccolo altipiano al cui centro cominciano a stagliarsi i triangoli verdi sovrapposti degli abeti e salendo più su si gode a sinistra della vista di una valle laterale dall’aria molto selvaggia, sormontata da alti pinnacoli di roccia grigia, al di sotto dei quali l’uniformità morenica è interrotta dal segno inconfondibile di una cascata. D’istinto verrebbe voglia di lasciare la moto e inoltrarsi a piedi ad esplorare quel territorio affascinante.

Sulla strada aumentano le scritte ad incitare i campioni del Tour de France proporzionalmente all’aumentare della pendenza, creando molta suggestione fino al valico. Poco dopo lo scollinamento, la strada passa appena sotto a un’impressionante ghiaione che pare sia stato versato sopra le cime con un enorme secchiello, lasciando spuntare solo le estremità più alte. Sull’altro versante le formazioni rocciose sono varie e frastagliate, diverse sia dallo stile alpino che da quello dolomitico. 

Scendendo ancora più in basso ci infiliamo in un ripido e angusto canalone solcato dal fiume Guil dove constatiamo quanto i francesi amino lanciare le loro canoe e gommoni in qualsiasi cosa si possa definire fiume o torrente, soprattutto se l’acqua è di un turchese invitante.

Scesi a Guillestre risaliamo in direzione del col du Vars, non suggestivo quanto l’Izoard ma comunque piacevole antefatto alla discesa a Barcelonnette, gioiosa e incantevole cittadina sulla sponda dell’ancor impetuoso Ubaye che dà nome all’omonima valle dolce e assolata, almeno finchè non si stringerà anch’essa in una altissima gola preludio del lago di Serre-Ponçon. Scendiamo a destra dalla statale per Gap, risaliamo sulla sponda orientale e da qui parte una delle strade più belle che ricordi. Un medio veloce risalire di quota, con ampie e goduriosissime curve, con asfalto quasi perfetto e ancora scarso traffico.

Ogni tanto, sulla sinistra appare l’invito a un tuffo nell’azzurro del lago. Questa regione è ricca di piacere come poche, idea condivisa nei punti di sosta panoramici quanto imperdibili. È un insieme di ingredienti perfetti, hai la sensazione che non manchi davvero nulla.

Dalla chiassosa e balneare cittadina di Savines-Le-Lac la densità di auto cresce notevolmente e per un po’ ci accompagnerà lungo la veloce risalita della valle della Durance per tornare verso Briançon, dove lambiamo ancora almeno un altro paio di punti di interesse come Embrun che ci ripromettiamo di visitare in seguito.

Il lago di Serre-Ponçon. Si intuisce che la strada è uno spettacolo?

Adoro i campeggi. Non solo per lo stare sempre all’aria aperta, in mezzo al verde e spesso in riva a un fiume, lago o mare; adoro la molteplicità delle figure che li frequentano. Ciclisti, escursionisti, camperisti, motociclisti, semplici coppie o amici in auto, con una o più tende, solitari.

Mi piace ancor più scrutare le soluzioni, l’inventiva, non tanto dei classici camper che tendono a farti portare l’impossibile e il massimo ingegno spesso è rivolto nelle antenne e nei portascooter, quanto soprattutto di chi ha un budget risicato. Mi piace vedere che ce l’hanno fatta.

Le piccole roulotte come le Eriba; le piccole utilitarie e altrettanto piccole tende con ingegnosi sistemi per stivare le vettovaglie. Tende Maggiolina e similari piazzate sui portapacchi. Furgoni aziendali con camperizzazioni interne artigianali. Veri fuoristrada dai tubi di aspirazione rialzati, con cellule abitative sganciabili dai pick-up, oppure più frequentemente con tende sul tetto. Portabici da cui estrarre velocipedi di ogni tipo, da quella da corsa a strani ibridi tra corsa e mountain e magari abbinate a un paio di rosee microbici a rotelle. Ricordo anni fa un distinto signore, in un campeggio francese, che aveva attrezzato il suo Renault Kangoo con tanta arguzia perché ospitasse letto, mini-cucina e sopra la porta laterale anche una piccola veranda.

Infine, motociclisti di ogni genere.

Tra cui Patrick e consorte che in un tardo pomeriggio arrambano a bordo di un magnifico spettacolare sidecar su base Griso.

Non hanno ancora finito di fermare il loro possente veliero a due cilindri e tre ruote che hanno già notato la nostra California parcheggiata nella piazzola a fianco alla loro esclamando “Magnifique Californià, Moto Gussi sa le meilleur!!”. Con un sorrisone largo più degli occhialoni Patrick mi stringe subito energicamente la mano, in contemporanea alla dipartita dalla carrozzina di moglie, figlia e cane! Grande Patrick, la cui prima Guzzi è stata una EV, mentre ora in garage oltre alla Griso a 3 ruote alloggiano una Le Mans III, una V11 Cafè Sport e un California III. Passiamo una serata cazzeggiando di guzzismo vario e molteplice, lasciandoci l’indomani con la raccomandazione di farsi vedere a Mandello (che non ha mai visto) e da parte mia con la promessa di fargli uno squillo quando passerò vicino a Ginevra.

Martedì, ferragosto. Oggi niente montagna ma due cittadine: Gap e Embrun. La prima, assolata e deserta, tipicamente disposta a nucleo centrale storico con relativa circonvallazione a senso unico antiorario, dalle case e persiane dai tanti colori lievi che paiono disegnate da Folon, impilate in anguste vie che sbucano in improvvise piazzette animate. Abbiamo la fortuna di trovare aperta una cantina sopraffina con ottimi piatti tipici e dall’ambiente di buon gusto, vino compreso naturalmente. Soffriamo però il gran caldo, viziati dal clima ideale di Briançon e volgiamo al ritorno in quota senza alcuna nostalgia.

La seconda cittadina è più piccola e arroccata in cima a una formazione rocciosa, con al di sotto il fiume Durance sempre ben attrezzato di porte per le gare di canoa e quest’oggi sede di una gara di triathlon, con gli abitanti appassionati nell’incitare i concorrenti al passaggio nelle colorate vie in salita del centro storico.

In mezzo, di nuovo, la vista dello splendido lago di Serre-Ponçon, visto stavolta dall’altro versante, con anfratti sedi di campeggi ufficiali quanto liberi e con la parte più alta solcata da un gran viavai di vele e windsurf.

Intanto in campeggio è arrivata una coppia di sessantenni, presumo olandesi, con una vecchia Bonneville (l’originale, non la replica). Appena piazzati, prima di montare la tenda, si sono appoggiati alle loro mini-seggiole gustandosi una birra. Qualche piazzola più indietro un gruppo di tre francesi con vecchie Yamaha, una XJR900 con carrozzina laterale (ma per il resto originale, non modificata a sidecar) e un paio di Diversion. Poi, certo, ci sono anche molti GS perfettamente attrezzati, che quando arrivano (con i fari di profondità regolarmente accesi) schiacciano un bottone e si monta all’istante un campo base ricchi premi e cotillon. Ma questa, come direbbe Lucarelli, è un’altra storia.